L’aforisma è di un membro autorevole della comunità medica Giorgio Palù, docente di biotecnologia in Massachusetts e presidente dell’agenzia italiana del Farmaco ai tempi della Pandemia.
Giacché la salute è il cavallo di battaglia della politica dalla funesta pandemia in poi, la tempesta scatenata dalle sue affermazioni è già politica.
Tuttavia, io mi attengo al mio.
Cosa dice il Professore: pubblica un articolo scientifico nel 2022 in cui appare la formula chimica di una sequenza non di 12 ma di 19 nucleotidi (le lettere dell’alfabeto genetico), dentro un gene umano chiamato MSH3 che è specializzato nel riconoscimento, e nella rimozione dal DNA, di tutti quegli elementi male inseriti o non autogeni che potrebbero dare origine a mutazione.
La sequenza in oggetto non fa parte della normale struttura del gene; perché esista la sequenza deve essere modificata (anche casualmente) e poi brevettata, ovvero, riprodotta volontariamente.
Una ricombinazione casuale fra un virus SARS studiato in laboratorio e una sequenza modificata (per sbaglio?) avrebbe dato origine al primo virus covid 19.
Secondo la professoressa Alina Chan dell’Università di Harvard, è altamente probabile che non si tratti di un errore.
Cosa fa di fatto la sequenza di 19 nucleotidi responsabile del “diciannove”che accompagna il nome del SARS-COV-2?
Codifica per il sito di taglio della furina (un enzima che favorisce determinate reazioni biologiche nei nostri polmoni) favorendo l’infezione del virus attraverso il cosiddetto “sito di clivaggio” che è uno star gate o se vogliamo un passepartout che consente al virus di aprirsi un varco nella cellula umana e infettarla.
Le protuberanze che conferiscono al virus la tipica forma da riccio, o da mina -fatta di proteina spike-, debbono la loro micidiale efficienza alla presenza sulle punte del sito di clivaggio, che amplifica la loro capacità di penetrazione.
Ora, a favore del Professor Palù c’è il brevetto di MODERNA, esatto, Moderna ha il brevetto di quella sequenza, ossia ha il brevetto del sito di clivaggio, ossia, ha progettato e brevettato il modo di permettere al virus SARS-COV-2 di infettare l’organismo umano.
Dove cade la linea fra la medicina e la propaganda?
Palù è colui che alla 7, sintetizzò che le precedenti epidemie influenzali avevano una mortalità fra 10% e il 36%, mentre, la mortalità del COVID era del 5 per mille.
Sottolineava anche l’assurdità di confondere forme asintomatiche e forma leggere con le forme in cui la carica virale poteva determinare il contagio.
Chiedeva “verità” ai giornalisti che includevano le prime due forme, non pericolose, nel numero dei casi da considerarsi critici e contagiosi.
Le cifre delle persone che sarebbero state contagiate dalla forma grave e pur con giuste cure sarebbero morte, non potevano fornire un alibi alla pandemia secondo il Professor Palù.
Erano necessari gli errori terapeutici, tachipirina e vigile attesa, con conseguente aggravamento di forme influenzali tamponabili all’inizio, e l’intubazione indiscriminata con conseguente decesso di pazienti recuperabili con la terapia adeguata.
Sulla impossibilità delle famiglie di ottenere autopsie o verificare le reali cause della morte dei loro cari, sorvoleremo.
Non è un argomento unicamente medico e io mi attengo al mio.
Il Professor Palù è al centro del nuovo terremoto.
I suoi detrattori, ovvero coloro che dicono che qualcosa manca alla sua teoria per poterla accettare usano un argomento che di medico non ha nulla.
Dicono,” ma se così fosse, perché un laboratorio che doveva occuparsi di altro, di studi sulla cellula per trovare nuove terapie a favore dell’uomo e non contro, avrebbe dovuto spendere i fondi per fare tutt’altro, addirittura un’arma batteriologica in grado di bloccare l’umanità intera, ribaltare gli equilibri economici, irrigidire le frontiere della libertà personale e arricchire immensamente chi l’ha prodotta spostando una porzione gigantesca di potere dal popolo ai potenti?
Poiché io voglio e debbo attenermi al mio, lascio a voi la risposta.
Dott. Alessandro Longobardi